1992 - Alessandro Riva

Alessandro Riva da “Per un nuovo realismo magico” – Arte Mondadori Aprile 1992
Ma lui stava già camminando, con lo sguardo febbrile (io forse non riuscivo ancora a capirlo del tutto, a quel tempo) cercando il modo per dare un senso alle cose, e trovare un nome (o una forma, è lo stesso) alle case, ai palazzi, ai luoghi che lentamente gli andavano crescendo di dentro, evocati da qualche lontano ricordo infantile, da una voglia, un dolore, o dal desiderio di un solo momento, che improvvisamente, e fatalmente, si faceva realtà.
Allora non c’erano ancora i parchi -luoghi intimi, segreti, silenziosi, «dove sei sorpreso nella tua solitudine», come Enrico ha detto una volta (e c’è, forse, in questo cercare il luogo dell’intimità e della solitudine massima, lo stesso afflato che Arcangeli riconosceva in Morandi, e in pochi altri artisti isolati: che tutti, come aveva già scritto, di sè, Ungaretti, «ben sola e ben nuda / portano la loro anima»). Era insomma un cercare il luogo più intimo delle cose, per trovare la parte più segreta e più vera di sé: e da questo sono cominciate a crescere, una dopo l’altra, le indagini intorno ai luoghi e alle cose - i parchi, le città, le fontane, i notturni.