1992 - Andrea Gibellini

Andrea Gibellini da “Nel contegno di uno stile” – Algol gennaio/marzo 1992
Vi è un quadro intitolato ‘Magazzini del Sale’, è un dipinto che risale a qualche tempo prima rispetto alla serie che potremmo nominare de ‘Le Case’. Il quadro, dipinto ad acrilico, si muove tutto all'interno di alcune sequenze dominate dallo spessore volumetrico di rilievi rettangolari, fissati nell’oscurità dall’intimità di un fascio di luce: un tempo, quello interiore, pare si sia fermato, abbia raccolto su di sé un tragico silenzio che preluda ad una catastrofe, a una distruzione, a un battere profondo di un cuore sconosciuto che deve attraversare, come la più difficile delle imprese, non un caos, un clamore, ma un rumore assordante di sottofondo, una condensazione drammatica di suoni.
Nasce, in questo quadro, una spazialità nuova -“... una spazialità”, scrive Lombardi, “quasi gotica, dove lo spavento orrifico della morte e dei suoi misteri grotteschi, viene esorcizzato da una metodologia costruttiva rigorosissima, ma non per questo meno impregnata di elementi fantastici.”- che vive con violenza la sua ‘allusione’ alla realtà.
Vi è però, tra gli oggetti, una reale condizione di straniamento da parte dell’artista: il soggetto - come in certe acqueforti su rame di Morandi, vedi il ‘Paesaggio (Chiesanuova)’ del ‘24 - riesce a stabilire un contatto, seppur nella labilità delle forme, con la natura delle cose osservate; anzi le stesse figure si relazionano assumendo nuovi significati, mantenendo inalterato il sentimento iniziale che ha giustificato la possibile realizzazione dell’opera. Lombardi trova, nell’afasia generata dalla situazione, un cammino, un piccolo spiraglio che gli permette di riconoscere un'impotenza, una lontananza irraggiungibile, poi uno scarto, una probabilità di stabilire una tensione tra lui e l’oggetto (delle ‘figure’ che possano riflettere e generare nell’occhio di chi vede un’esperienza).