1994 - Umberto Fiori

Umberto Fiori da “Lo sgombero e le figure” – catalogo “Castelli d’Acqua” ed. DMO Bologna 1994
A vederlo così irrimediabilmente guasto, imperfetto, il mondo mi faceva una pena tremenda. Eppure sentivo venire dalla scena qualcosa di opposto, ancora più forte, ancora più chiaro; qualcosa che mi si rivolgeva con una familiarità verticale, assoluta . Era il serbatoio che si ripete in questi quadri di Enrico Lombardi. Era, voglio dire, la promessa che il mondo si lasciasse vedere. Quello che mi passava sotto gli occhi   non era quasi  mai visibile; ma in mezzo a tutto questo marame, sotto questo tremendo assortimento -lo sentivo- covava qualcos’altro, covavano le figure. Perché sono loro che tengono in piedi tutto. Sono rare, le figure. È inutile spremersi il cervello e darsi da fare per inventarne qualcuna; per quanto uno sia bravo, non ne verrà fuori niente. Non si vedrà niente. Riprodotto, trascritto, colorato, messo in bella copia, il mondo resterà invisibile, come è sempre. Una figura uno non la fa: la trova, la riconosce, e la accoglie. Come questo serbatoio: è chiaro che Lombardi lo ha visto. Questa è la prima cosa che mi è saltata agli occhi, che mi ha subito commosso. Lo ha visto lui, e anch’io - grazie a lui - l’ho visto. Poi, certo, uno ci può riconoscere un simbolo, può pensarlo come un angelo o un totem, un fungo, un fallo abnorme e solo, un tempio, una torre (a me viene in mente Leopardi, “Il pensiero dominante”), oppure - come dice il titolo - un “castello d'acqua”. Ma il fatto è che il serbatoio di Lombardi - singolare e plurale, realissimo e sognato - è stato visto. Questo mi da speranza, e mi consola.