1997 - Nicola Miceli

Nicola Miceli da “Luoghi postumi” – catalogo Bologna 1997
Nella prospettiva di una fluenza che prelude allo svelamento sempre più intimo dell’essere, Lombardi ha gradatamente affinato la partitura pittorica, non solo decantando la materia a sottigliezze esecutive che rendono oggimai quasi eteree e impalpabili le tessiture, e modulando la forma in andamenti sinuosi che animano le strutture sottraendole a ogni tettonicità architettonica, ma figurando paesaggi irreali collocabili ai limiti tra la terra e il cielo: quasi meteore o luoghi sospesi ove può compiersi, metaforicamente e per empatia topografica, l’esperienza estatica dello sconfinamento dal recinto che ci fa, col padre Dante, “tutti mortali” alla visione del luogo ove le monadi disseminate nell’universo si ricompongono nell’unità del tutto.
Non a caso si assiste a una sorta di levitazione di case, a un ondulare di cipressi animati da un soffio che proviene dal loro intimo spirito vegetale, più che un vento alitante da una qualche direzione dello spazio, in questi luoghi postumi ove le oblunghe figure delle colline evocano la montagna purgatoriale della mitografia cristiana, e sono di fatto arditamente, ma direi forse meglio con poetica potenza  ascensionale, concepite quali trampolini per il cielo animato che già fisicamente si preannuncia nel corteggio delle nuvole soffuse di luce madreperlacea.