2000 - Rocco Ronchi

Rocco Ronchi “La Cornice”, nel catalogo “Lo sguardo” Galleria Forni – Bologna 2000
L’architrave in muratura, che sulla tela di Lombardi fa esplodere la simmetria di un paesaggio, non è meno cornice di quanto non lo sia il modesto infisso di legno che delimita la figura. La cornice che materialmente racchiude il quadro è infatti già una replica della soglia invisibile, che ogni raffigurazione di mondo presuppone. Ne è già un simulacro. In Lombardi tutta la costruzione del quadro, a partire dalla cornice fino alla sapiente composizione di piani tra loro incompossibili, si rivela allora una complessa operazione concettuale (e linguistica) che nulla ha a che fare con pretesi valori semantici o evocativi. Si tratta di portare ad espressione ciò che, senza essere come tale visibile, inaugura la visibilità del mondo. Dipingere è così un esercizio di memoria, ma di una memoria trascendentale: memoria della soglia, del suo nulla fecondo, memoria di ciò che nel significato espresso - case, cipressi, arcate - si cancella, insistendovi solo come la traccia perturbante di un passato che non è mai stato presente. I luoghi di Lombardi sono tutti simulacri di questa vuota origine. Per questo non potranno mai essere identificati. La loro astrazione è definitiva. Come accade quando si è in balia del dèjà vu, di fronte ad essi si ha l’impressione disturbata di una somiglianza senza referente. Appare del passato, ma del passato in generale, senza data. È inutile interrogare l’autore per saperne di più in proposito. Vi risponderà che la sola realtà del luogo è linguistica: “Non so se l’ho visto realmente o se l’ho solo immaginato; se lo ricordo per averlo visto o inventato, se l’ho sognato soltanto o se l’ho desiderato, se è il ricordo di un sogno o di un desiderio. Non so neppure se vi sia differenza sostanziale fra questi luoghi: esistono tutti solo nel linguaggio. Ed è proprio nella realtà del linguaggio la loro realtà” (E.Lombardi, dal Quaderno ottavo).