2010 - Marina Corona

"Il giardino esoterico"
Qui è nata la luna
bambina pallidissima radiante,
sui bordi dei muri
sulla cima degli alberi
sulla finestra della casa
sui picchi fronzuti
ha posato gli occhi,
la tela di ragno d’argento
che le fluisce dalle dita,
i riflessi delle piccole unghie
delle labbra lucide
qui è nata la luna
in questo giardino,
hanno squillato campanelli d’oriente
ora tacciono
rimbalzano silenzio sulla corte
per questo l’albero scarno ha movenze
sensuali sinuose
da ballerina orientale
ancheggia fluttua nella veste abbacinante
nelle trine d’ombra,
questo giardino è la casa
della luna neonata
tutto si dispone
perché ingrandisca e divenga regina stellare
le cose vibrano per nascita astrale
tacciono
si lasciano persuadere alla luce bianca
accarezzare  infiammare
dall’interno di luce bianca.

Questa poesia, scritta osservando il quadro di Enrico Lombardi “Giardino esoterico” ( 2008), è l’espressione simbolica di un versante importante della pittura di Lombardi. La caratteristica dei suoi quadri , infatti, è al primo sguardo quella di un’estrema semplicità: le immagini degli ultimi anni sono alberi, case, muri, castamente dipinti secondo i loro tratti più semplici, direi più elementari; ma proprio questa semplicità racchiude un fuoco: potremmo chiamarlo “fuoco mistico della castità” . Questo può essere appunto esperienza di estrema povertà, ma può d’altra parte essere crogiuolo   di un affinato sentire, brillio di percezioni potentissime perché purificate da un ascolto concentrato, non disturbato da alcunché. Così avviene per i quadri di Lombardi: questi cipressi, questi pini marittimi, queste case squadrate dalle piccolissime finestre , segno di un abitare dove l’uomo è minuscolo, rispetto ad un mondo semplice e scabro ma elevatissimo nella sua atmosfera, sono immersi in un sussurrio fortemente rivelatore.
Che cosa rende i quadri di Lombardi così pregni di atmosfera, così carichi di un significato che va al di là dei tratti dipinti per coinvolgere tutto il quadro in una nube di senso solitaria, appartata, profondamente significativa? Direi che è il colloquio che il pittore intreccia con la sua tela: un colloquio dove, dipingendo i chiari-scuri, le ombre, le ogive, le fronde compatte, i tronchi sottili, il pittore si confida. Egli lascia sulla tela la sua sensibilità profonda: luce dopo luce, particolare dopo particolare, dice di sé, narra del suo sentire, del suo assorto dialogare con se stesso e con il mondo, traccia impressioni, passioni, vissuti. Ma come? Questo è appunto il lavoro specifico del pittore: basta un margine in bilico, un chiaroscuro fortemente dominante, un colore isolato, un’ombra più lieve di quanto si poteva pensare ed ecco il quadro traccia il mondo interiore del suo autore, passo dopo passo, tratto dopo tratto. Fedelmente i quadri registrano gli stati d’animo come in una galleria di percezioni, una serie di fotografie dell’interiorità che dapprima sono precisamente percezioni del pittore poi divengono anche percezioni di coloro che guardano il quadro e che ritrovano in quella atmosfera castamente potente i propri sogni, le proprie meraviglie, le proprie sensazioni più remote e segrete, insomma le atmosfere dei momenti di intimità con se stessi.
Perché nulla è facile nella pittura di Lombardi: tutto si china verso una profondità di sentire, una sub-limità  che va al di là dei limiti dell’usuale, che entra in una confidenza intimissima e profonda. Piano, piano ciò che è comune acquista suggestione sino all’incanto, sino alla magia e lo spettatore si trova in un mondo che gli è al tempo stesso estremamente familiare, perché si lega a sensazioni del cuore che gli sono note fino dall’infanzia, e perfettamente nuovo perché queste sensazioni isolate, rarefatte,trattenute sulla tela in uno stato di separatezza aprono la porta ad una silenziosa, sottile eppur potente meraviglia. C’è uno stupore primigenio che si spalanca come se, insomma, in quei luoghi magici tra gli alberi, le case, i cortili, i tetti quasi piatti noi vedessimo nascere una luna bambina. Le tele sono dunque per un verso anima dell’artista e dell’osservatore e per altro verso sono mondo come scrigno segreto, diamante polisfaccettato, voce del vento, sfumature dell’aurora, ore e ore nelle quali la realtà ci spalanca le sue quinte più segrete. L’unione di queste due prospettive dà al quadro una dimensione metafisica di cui  i titoli sono la voce, l’unico suono concesso in quel regno dell’inarrivabile.
Enrico Lombardi è anche da molti anni praticante di yoga. Quanto questa esperienza, che conduce ad un nucleo di sentire essenziale, estrapolato dal tempo e dallo spazio nel quale ci si trova realmente per aprirci ad una relazione con quella zona di noi stessi che è in contatto con il cosmo, gioca nella sua pittura? Questi paesaggi dalle atmosfere preziose e rarefatte, miti eppure pregni di senso, sono paesaggi quasi riverberati da un sentire che va oltre l’accidentale per rivolgersi al cuore segreto del mondo e sono essenziali e sobri come lo sono certi paesaggi d’Oriente pur conservando un gioco dinamico tutto occidentale. Per questo poi parlano a tutti coloro che pongono un poco di attenzione nell’ascoltare: perché la luna nasce per tutti.




                                                Marina Corona