2017 - Mario Corinthios

"Enrico Lombardi. Il Palestrina della figurazione italiana" - nel volume "Ritratti d'artista", Gangemi Editore, Roma.
Enrico Lombardi assomma in sé tutti i caratteri della tradizione figurativa italiana che da Giotto a Piero della Francesca conduce fino a Carrà, Sironi, Morandi e Rosai, “portandoli ad espressione perfetta e definitiva”, come scrive Massimo Mila a proposito di Bach nella sua Breve storia della musica. L’arte di Enrico Lombardi, nato a Meldola e diplomato all’Accademia di belle arti di Bologna, pittore e scrittore, si esplica in un mondo spirituale, evanescente, notturno. “I quadri del pittore forlivese (…) nascono a Meldola, fra severi calanchi di colline fitte, dove le prospettive e le visuali sono strette ai fianchi ma son lunghe verso ermetici infiniti, dove una solitudine lucente tinge l’aria”, scrive Francesco Giulio Farachi. Nei suoi esercizi spirituali (Lombardi è anche un maestro di yoga), l’artista perviene ad una sintesi estrema della forma che non cede alle lusinghe di un’astrazione vuota e fine a se stessa caratteristica di tanta arte contemporanea (uno “schiaffo al gusto corrente”), come in “Esercizi spirituali 42” o “Custodi dell’ombra”, quasi una visione dall’interno di un chiostro conventuale o di una umile cella monacale (sembra di ascoltare in sottofondo il sublime Erbarme dich della Passione Secondo San Matteo), dove Lombardi fa tacere ogni tumulto interiore e perviene ad un’arte ascetica, depurata da ogni inutile fronzolo, quasi un’evocazione delle antiche salmodie del canto gregoriano o delle musiche celestiali di Giovanni Pierluigi da Palestrina (“di quegli artisti … che concludono e compendiano un’epoca”, come scrive sempre il Mila). Ma le notti terse e cristalline (novalisiane) evocate da Lombardi sembrano richiamare anche le eufonie del Tristano, ed in particolare i due “ammonimenti” di Brangäne - “Habet acht! Habet acht!” -, nei quali l’armonia si espande, diventa infinita e la musica si eleva ad una Stimmung ineguagliabile. Sono i ricordi dell’infanzia, invece, a riaffiorare in opere come “Infanzia della sera”, “L’ultima sera d’estate”, “Ricordo muto”, “Un freddo mattino”, dove le cime di alti cipressi si  affacciano oltre il muro di cinta dei ricordi evocando l’universo trasognato delle Poesie della Luna (Si’r-i Kamer) del poeta turco Ahmet Haşim: “Così, o triste ammasso di luce, o volto disadorno, sul mio spirito dormiente come un lago raffermo si riversa la tua luce, e in quelle silenti acque ogni scintillio si espande rabbrividendo, come scavando una ruga di dolore” (Il mio spirito). Taluni dipinti come “Fabbrica del silenzio”, “Anima nuda” o “Anima sorgiva”, richiamano l’atmosfera carica di mistero dell’Isola dei Morti di Böcklin, mentre in “Anima doppia”, “La differenza”, “Attimi obliqui”, “Aria di vetro”, “Fabbriche”, dove maestosi porticati si aprono su paesaggi silenti e desolati di città immaginarie disseminate di alberi puntuti e solitarie ciminiere, l’artista manifesta un’inquietudine e un disagio che lo accomuna alla sensibilità di Sironi. In taluni paesaggi come “Icone 5 il precipitare del tempo”, “Cercare il punto”, “Dove vanno i pensieri”, “Annunciare un evento”, case ed alberi vengono rappresentati nel loro leggero e inquieto volteggiare nell’aria, come i putti del Compianto sul Cristo morto di Giotto, mentre in dipinti come “Faust – o dello sguardo abissale”, “L’oro della fine” o “Riparo concentrico”,  l’artista ci presenta un compendio della propria Weltanschauung fatta di silenzi metafisici, di pause e sospensioni, di enigmi insoluti. Numerose le mostre di Lombardi in Italia e all’estero (Bologna, Milano, Montpellier, Londra). Nel 2004 l’artista è stato invitato da Alessandro Riva a far parte del gruppo “Italian Factory” per la nuova figurazione italiana, nel 2007 da Sgarbi alla grande rassegna “Arte Italiana 1968/2007” e nel 2009 da Marco Goldin all'importante rassegna sulla nuova pittura italiana “Pittura d'Italia”.