LA PITTURA

La pittura è l'esercizio consapevole della relazione visiva dell'uomo col mondo attraverso i suoi strumenti specifici.
L'insieme di questi (corpo, cervello, occhio , mano, pennello o altro strumento atto a stendere il colore e supporto di qualsiasi natura), codificato sin dall'origine, non è mai sostanzialmente cambiato, pur avendo subito ininterrotte metamorfosi. Per questo la pittura, che è, nel suo insieme, un linguaggio complesso, articolato e perfettamente organizzato e normato, si inscrive tra gli atti fondamentali della nostra civiltà e cultura.
Nessuna moda o estetica dominante, in nessun capovolgimento epocale -esclusa, ovviamente una fine del mondo effettiva-, può, se non al prezzo di una assoluta malafede intellettuale e di una straordinaria pochezza teorica, decretare la fine o il superamento della pittura, che si è dimostrata sempre consustanziale all'essere umano nel suo destino di senso, come il soffio vitale, il respiro.

Qualsiasi immagine la pittura produca (astratta, figurativa o concettuale -termini che uso nella loro conformità culturale, ma sarebbe meglio dire : nel loro conformismo culturale-) è un'immagine fondativa in quanto inventa e crea la forma originaria della relazione visiva del pittore col mondo e quindi il mondo stesso.
Il pittore non vede realmente se non ad opera conclusa.
Non esistono ,dunque, forme definite e definitive delle cose, degli oggetti, forme stereotipate che il “bravo” pittore dovrebbe mostrare di saper riprodurre (pensando,in buona sostanza, al suo esercizio solo come un fatto di pura abilità e creando quel virtuosismo così spesso legato a tale concezione della pittura), come pretenderebbe, nella sua ingenuità, ogni realismo, ma forme aperte e singolari create e filtrate dalla particolare sensibilità di ogni singolo pittore, tutte differenti e tutte fondanti, testimonianze della relazione fra oggetto e occhio, che è l'unico vero tema di ogni dipingere.
La pittura è dunque essenzialmente creazione e testimonianza.
La pittura, nel testimoniarlo, crea il mondo e lo rende visibile a sé e agli altri.
Ogni autentica pittura, anche pagando il suo prezzo alla storia e alla tradizione delle immagini, è una creazione di mondo ex-novo.
L'albero di Carrà non è quello di Morandi, né quello di Giotto (con cui pure è fondamentalmente imparentato e impastato) o quello di Piero. Questo oggetto misterioso, che la nostra civiltà ha chiamato albero, trova in ogni artista la sua interpretazione particolare, la sua invenzione, la sua visione.
La pittura, quindi, è sempre, quando mette in gioco la sua autenticità e originarietà, un esercizio fondativo-ermeneutico, che riscrive le forme del mondo dando vita ad una spirale ermeneutica infinita.
Questo è il movimento di crescita culturale mosso dalla pittura e da essa nutrito.
La pittura è un sapere che crea sapere e senso , testimonia del nostro transito ed obbliga, con le sue domande e le sue soluzioni alla riflessione e alla crescita della civiltà umana.
Per questo una pittura consapevole di questo suo compito fondamentale è sempre in grado di interpretare, tradurre e dare forma alle questioni di ogni epoca, anche di questa, in cui una cultura dominante fortemente ideologica ha radicalmente delegittimato il suo ruolo, confinandola con la violenza della non-problematizzazione, in una specie di riserva indiana della decorazione o dell'arredamento.
Quando e se si vorrà avere un quadro estetico completo di come la nostra epoca è stata letta dall'arte, occorrerà guardare anche la pittura. Perché essa resta, anche nei suoi momenti più difficili e disperati, come questo, una delle più alte testimonianze del nostro senso e del nostro transito, un atto fondamentale nella costruzione della civiltà e della comunità dell'uomo. (11/7/05)